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Double (2021), di Valerio Valente
Regia: Valerio Valente
Anno di produzione: 2021
Durata: 64'
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Italia
Produzione: Filmine
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di proiezione: DCP, colore
Ufficio Stampa: Marta Franceschetti
Titolo originale: Double

Sinossi: Double fa il portiere di notte in un hotel, ed è attore di teatro. La compagnia di cui fa parte sta provando una commedia. Double possiede anche un potere speciale: riesce ad essere invisibile. Grazie a questa capacità utilizza tutto il suo tempo libero per seguire gli altri nel loro privato, venendo a contatto con i lati meno visibili delle loro vite e delle loro personalità. Segue i suoi compagni e spia i clienti dell’albergo dove lavora. Eccetto il teatro e il lavoro all’hotel, Double non ha una vita sociale, né ha amici.
Una sera va ad assistere da invisibile alle prove di teatro. I suoi compagni iniziano a provare la scena, ma quanto succede lo lascia sconcertato: recitata dall’inizio alla fine, senza le sue parti, la scena funziona benissimo ugualmente. Double ne esce smarrito e disorientato. È forse la risposta che stava cercando, e così finisce per rimanere invisibile e sottrarsi completamente alla sua propria vita.

Ambientazione: Torino

Note:
Modalita' Realizzativa
La modalità realizzativa del film -e in parte il film stesso- nascono da un percorso precedente alle riprese durato un anno, in cui ho seguito un gruppo teatrale. Alle prove ho filmato tutto quanto succedeva. È stato un percorso di “avvicinamento” a loro come attori. Li ho seguiti, dove possibile, nella vita privata, a casa, sul lavoro. Mentre nasceva una consuetudine di presenza della camera nelle loro vite, da queste ultime nascevano molte delle sottotrame che coesistono nel racconto. Sono a volte situazioni reali della loro quotidianità, altre volte costruzioni di fantasia, nate da un lavoro svolto insieme che parte da loro stessi come persone, ancora prima che come personaggi.
Dato che il protagonista, quando è invisibile, segue gli altri nel loro privato, il lavoro preparatorio è stato fondamentale: un lavoro di relazione, di intimità, di
vicinanza. Privilegiando questo aspetto, per le riprese ho rinunciato ad una struttura produttiva classica: non c’era troupe, eravamo solo io e gli attori. Il film non ha luci artificiali aggiunte, gli attori hanno imparato ad automicrofonarsi, le location sono quasi tutte reali e nulla è ricostruito.
Lo stile visivo è asciutto. Ho cercato di mantenere lo sguardo tutto sulle persone. La voce-pensiero del protagonista torna di frequente e, più che soluzione di linguaggio, risponde all’esigenza di narrare il suo mondo interiore in conflitto con il tema del mostrarsi agli altri.


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