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The Choir (2013), di Marcantonio Lunardi

Cast


Soggetto:
Marcantonio Lunardi

Sceneggiatura:
Marcantonio Lunardi

Musiche:
Silvano Pieruccini (Direttore Coro)
Bernardo Pisano (Brano "Tenebrae Fatcte Sunt")

Montaggio:
Marcantonio Lunardi

Fotografia:
Ilaria Sabbatini

Suono:
Flavio Innocenti
Giovanni Ghezzi
Luca Matteucci

Produttore:
Marcantonio Lunardi

Testi:
Ilaria Sabbatini
Regia: Marcantonio Lunardi
Anno di produzione: 2013
Durata: 4' 13''
Tipologia: documentario
Genere: arte/musicale/sperimentale
Paese: Italia
Produzione: Realab
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di proiezione: DV, colore
Titolo originale: The Choir

Sinossi: Un docente universitario italiano, nel discorso di commiato con cui consegnava il testimone ai suoi allievi, ha detto che in Italia la cultura è totalmente relegata all’interno della televisione. Questo spunto, radicatosi profondamente nell’immaginario di Lunardi, ha determinato la scintilla che ha generato la visione rappresentata in quest’opera. Il coro vuole tradurre in immagini la distruzione della civiltà della cultura a beneficio della civiltà dello spettacolo o meglio: del consumo. Un intreccio di voci si spande nell’aria lambendo le architetture romaniche e le immagini sacre. Velocemente un quartetto polifonico occupa la scena ma i cantori, al posto della testa, hanno dei monitor che mandano la loro immagine registrata. Ognuno di loro tiene in mano uno schermo perché l'esibizione esiste solo in quanto è mediata dallo strumento televisivo. Ciò che non è televisivo non esiste poiché, oggi, il monitor è l’unica interfaccia attraverso cui si da diffusione a quello che rimane della cultura. Il mondo del tubo catodico prende il sopravvento sui libri, sul teatro, sui luoghi di cultura, su tutti quei mezzi che veicolano conoscenza. La televisione è diventata una madre matrigna cannibalizzando tutto e privando dell'esistenza quello che non passa attraverso i suoi canali. Le università e le scuole hanno capitolato davanti a imbonitori televisivi e dispensatori di miti. La cultura è venduta insieme alla pubblicità come nei talk shows. Lo spot, che tutto regola e tutto determina, irrompe nel canto, frammenta l’esecuzione, altera il racconto e si mescola all’esibizione offuscando i volti e deformando le armonie. Il coro diventa così emblema di una decadenza dove un intero patrimonio soccombe alle necessità di un sistema, quello televisivo, che ha completamente ridefinito la fruizione della cultura. L'inserimento degli estratti pubblicitari all'interno della composizione armonica rimanda alla mercificazione come forza demolitrice della cultura, liquefatta in un omologante miscuglio che soffoca tutte le identità. Il coro cerca di evidenziare un contrasto di cui nessuno si accorge, se non mettendosi in ascolto delle sfumature del linguaggio. Da una parte la consapevolezza dolorosa di un mondo in declino e dall'altra la superficialità manipolatoria dello spettacolo delle merci che seda lo spettatore con la futilità calcolata dei gingles. Questo lavoro, associando profondità e superficialità, non fa altro che disvelare l'osceno contemporaneo: il re è nudo, scomparse le vesti splendide non resta altro che la grottesca realtà della finzione.

Ambientazione: San Gennaro di Capannori (LU)

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Foto

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