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La Metro de Paris (2012), di Iolanda La Carrubba

Cast

Regia: Iolanda La Carrubba
Anno di produzione: 2012
Durata: 9' 55''
Tipologia: documentario
Genere: arte/sociale/storico
Paese: Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di ripresa: HDV
Formato di proiezione: DV, colore e bianco/nero
Titolo originale: La Metro de Paris

Sinossi: Parigi capitale della Francia, Città di fascino storico di amori ed arte, capitale della joie de vivre.
Nel 1900 durante l’esposizione universale il 19 Luglio senza nessun festeggiamento, aprì la sua prima linea della metropolitana inizialmente chiamata chemin de fer métropolitain – poi semplificata in métropolitain, ed infine appellata con il vezzeggiativo di Metrò ancora oggi in uso.
La rete della metropolitana si estese rapidamente fino agli inizi della guerra mondiale del ’15-’18 e nel 1920, con tenacia e soprattutto per il bene dello sviluppo topografico sotterraneo della città, il primo gruppo delle stazioni della metrò venne completato, consentendo così ai cittadini di usufruire dell’innovativo mezzo di trasporto giornaliero che mai aveva avuto precedenti.
L’unico esemplare della prima generazione di stazioni ferroviarie mai costruite, appartiene proprio all’immensa ragnatela del Metrò de Paris: la “Gare de l’est”. Il fascino di questa particolare stazione, si genera grazie al connubio architettonico ed artistico, infatti qui vi è rappresentata la partenza dei soldati al fronte nell’agosto del 1914, in un’opera pittorica di 60 metri quadri realizzata dall’artista newyorkese Halbert Herter, il dipinto poi venne esposto nel 1926 in memoria del figlio caduto in guerra.
Per svariate ragioni alcune delle fermate non vennero terminate o non furono mai aperte al pubblico, acquisendo così il curioso nomignolo di “stazioni fantasma”. Porte de Lilias de cinema è una delle più celebri essendo ormai utilizzata esclusivamente per delle location cinematografiche, infatti alcune delle pellicole più note hanno avuto i natali proprio in questa stazione... ma il vero protagonista del viaggio nei vagoni metropolitani, i quali hanno trasformato radicalmente il loro design nel trascorrere del tempo, è quel pezzetto di carta che per lo più dopo essere stato utilizzato finisce per essere calpestato dall’inarrestabile corsa dei parigini.
Il biglietto “Billet o Tiquette” era suddiviso in tre categorie: I classe 25 centesimi di franco, II classe 15 centesimi di franco, andata e ritorno 20 centesimi di franco; ad oggi molte sono le tariffe del biglietto per usufruire di questo capolavoro dell’ingegneria dei trasporti pubblici, infatti anche la neotecnologia giunge fino a fondersi nella carta del Tiquette sostituendo la barra magnetica con un microchip (con tutti i pro o i contro che questo comporta).
La particolarità della metropolitana di Parigi oltre alle 300 stazioni circa, è il rapido servizio che offre grazie alla sua vicinanza di una fermata all’altra. In questo mondo sotterraneo si gode di un efficiente mezzo di trasporto che garantisce oltre ad un impeccabile puntualità, tra l’arrivo e la partenza, anche un impensabile ordine del ‘piccolo buon viaggio’ per così definire l’odierno andirivieni del tran-tran quotidiano.
In questo impensabile, straordinario luogo di incontro, si percepisce la plausibile novità dell’evoluzione umana, interscambi culturali di multi-etnie che con i loro gesti d’abitudine rituale incuriosiscono lo sguardo dell’estraneo instaurando, istantaneamente, un contatto subconscio che genera così un richiamo ancestrale o addirittura iperspirituale tra le differenze tradizionali degli stili di vita come se fosse il richiamo scaturito dal tam-tam tribale.
Sorrisi, pianti, bambini e caramelle, qui si esiste senza aver necessità di spiegazione, senza nessun tipo di incertezza, qui si esiste e si esiste per come si è e c’è chi mangia un’insalata fredda di pasta, molti leggono giornali, riviste, libri dalle copertine variopinte, alcuni addirittura ballano, altri navigano in internet con i cellulari che sembrano essere stati trafugati dal set di un film fantascientifico di Spielberg. Proprio qui in questo poliedrico centro della civiltà, ogni esistenza dal fotone che attraversa i lunghi corridoi, al venditore abusivo di di biglietti, si fonde in un perfetto equilibrio cromatico come potrebbe avvenire all’interno di una delle arterie principali del corpo umano.
La metro (sarebbe meglio francesizzare il termine), Le Metrò, in funzione tutti i giorni dalle sei del mattino a l’una di notte circa, custodisce la storia della Francia; molte sono le fermate che portano il nome di: battaglie vittoriose “Solferino”, monumenti “Palace Royal museè du Louvre”, personaggi storici “Gambetta”, scrittori “Alexandre Dumas”, scultori “Pigalle”, scienziati “Pasteur”, ovviamente senza dimenticare l’ingegnere “Fulgence Bienvenue” il padre, per così dire, della metropolitana di Parigi.
Altre stazioni, invece, ammaliano i loro visitatori per la caratteristica di presentarsi come: una piccola frazione del museo del Louvre “Louvre Rivoli”, una pagina di un pregiato libro colmo degli autografi delle celebrità del quartiere latino “Cluny-La Sorbonne” e chi invece si contraddistingue per le pareti dove viene presentato il testo della dichiarazione dei diritti “Concorde”.
Nel vasto labirinto concentrato nel sottosuolo di Parigi, è possibile perfino trascorrere interi decenni nella scoperta di nuovi preziosi dettagli, nuove storie, nuove strade che conducono verso una città senza fine.
Uscendo da questo dedalico percorso, si viene colti dall’irruente temperamento della città, il vento che si incanala nei passaggi scivolando sui pochi grandini che riconducono verso i tetti di Parigi, invita ad una festa interminabile, alla ricerca del bel vivere, dell’inebriante fragranza di una città inarrestabile e la sua metropolitana, il cordone ombelicale, appare in scena patrocinata da un’immensa M rossa, ed il fascino della madre dello spostamento, si dichiara grazie agli ingressi Art-Nouveau fatti di ferro danzante che assume la forma di tulipani e libellule e queste fiabesche forme arrecano ai sensi l’indescrivibile emozione del perpetuo déjà-vu che solo Parigi riesce a spiegare.

Ambientazione: Parigi (Francia)

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