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Note del film "Rosso Come il Cielo"


Note del film
Una scena di "Rosso Come il Cielo"
Con orgoglio, contro il pregiudizio
Molto spesso l’atteggiamento istintivo nei confronti della diversità, anche se non di aperta intolleranza, è quello di imbarazzo o compatimento. Ciò accade soprattutto nei confronti della diversità fisica, dell’handicap. Al contrario le lotte dei non vedenti nell’ultimo secolo sono state tutte nella direzione opposta: il riconoscimento della propria “normalità”, senza pietismi o sensi di colpa. La storia vera di Mirco è simbolica di questo percorso. Il film racconta in modo provocatorio la lotta tenace e avventurosa di un ragazzino che, divenuto cieco, cerca di riconquistare la propria dignità e dimostrare il suo talento in un mondo ancora legato ad antichi preconcetti.
Fino al 1976, anno in cui furono abolite definitivamente le “scuole per ciechi” e i bambini inseriti nel “mondo reale”, gli educatori, per lo più religiosi, davano per scontato che un ragazzo non vedente potesse essere destinato solo alla beneficenza o, se fortunato, a lavori non qualificati. Al contrario i bambini si sentivano come gli altri e con tenacia cercavano di imparare quanto più possibile, per conquistarsi il diritto alla normalità. La loro scommessa era poter fare, in modo diverso, tutte le cose che un bambino normale voleva fare: giocare a pallone, andare in bicicletta, correre. “Niente è impossibile” sembrava essere il loro motto.
Mettendo sullo schermo i ricordi di chi ha vissuto questa condizione in prima persona, il film racconta questa sfida eccezionale e ci porta a scoprire le emozioni, gli stati d’animo di un mondo poco conosciuto dalla maggioranza di noi. Ma la lezione finale è più ampia e può valere per tutti: ognuno nasce con le proprie difficoltà e il destino di non vedente non è poi così diverso da quello di tutti noi.
L’unica cosa importante nella vita è vivere con intensità senza rinunciare mai ad affermare la propria identità.

Il progetto
All’inizio ci fu la storia di Mirco. Diventato cieco da bambino per un incidente, fu spedito a Genova in un istituto per ciechi. Qui, sfidando i rigori di un sistema educativo
impermeabile alle speranze e al cambiamento, Mirco trova la sua strada imparando a registrare suoni con un vecchio apparecchio a bobine. Un’esperienza sensoriale
nata per gioco, che diventa sempre più importante e che coinvolge gli altri bambini ospiti dell’istituto. Quasi un percorso di liberazione, il suo, che si intreccia con quello che vide, nella Genova del 1971, nel mezzo della contestazione, l’occupazione dell’Istituto Chiossone da parte degli studenti ciechi. Protestavano contro una gestione inumana, oltre che corrotta e per la libertà di potersi inserire nel mondo “reale”. La polizia intervenne e caricò i ragazzi.
All’espulsione dall’istituto dei capi della rivolta, decisa dal Direttore, si oppose un largo movimento di lotta e solidarietà. La mobilitazione dei consigli di fabbrica genovesi fu determinante per ottenere la revoca dei provvedimenti, il licenziamento del direttore e le dimissioni dell’intero Consiglio d’Amministrazione. Questa esperienza straordinaria, che è ricostruita nel libro “Lotte da orbi”, fu la scintilla che avrebbe portato alla revisione della legge e all’inserimento dei bambini ciechi nella scuola pubblica.
Oggi Mirco Mencacci, a 45 anni, è uno dei sound designer di maggior talento dell’industria del cinema italiano, e dal suo studio di registrazione sono passati tutti i grandi registi italiani di oggi, da Marco Tullio Giordana a Ferzan Ozpetek.
Il percorso umano e professionale di Mirco è diventato la base per la sceneggiatura di "Rosso Come il Cielo". Una sfida produttiva che ha reso necessaria una lunga ricerca in tutta Italia dei piccoli protagonisti non vedenti che avrebbero dovuto interpretare il film. Durante questo “viaggio” in un mondo sconosciuto alla maggior parte di noi, il
regista Cristiano Bortone e gli altri collaboratori hanno raccolto storie e vicende straordinarie per umanità e intensità emotiva. Sulla base di queste suggestioni, parallelamente alla lavorazione del film, è nato il film documentario "Altri Occhi", affidato alla regia di Guido Votano. Girato con lo stile del film real life, racconta l’amicizia che è nata fra due bambini ciechi, Matteo e Federico, che si sono conosciuti sul set di Rosso come il cielo, nel quale giravano una scena. Uno nato cieco, l’altro divenutolo, uno timido, l’altro estroverso, uno laziale l’altro ligure. L’autore li ha seguiti per un anno nella loro vita privata raccontando con affetto ma senza pietismi la loro battaglia quotidiana ma anche la loro allegria e voglia di farcela. "Altri Occhi" è stato presentato in concorso, fra gli altri, al Festival di Torino e al Festival di Aubagne in Francia e rappresenta la faccia “verità” di "Rosso Come il Cielo". Dopo la sua presentazione ufficiale alla Festa Internazionale del Cinema di Roma come Evento speciale UNICEF (16 ottobre, Ore 16:00, Sala Sinopoli), Rosso come il cielo uscirà in sala agli inizi del 2007. Numerose realtà istituzionali e associazioni di tutta Italia, sostengono in vario modo l’uscita del film al quale viene riconosciuta la potenzialità didattica e la capacità di promuovere presso il grande pubblico i valori fondamentali di integrazione e di tolleranza della diversità. Anche all’estero il film ha riscosso molto successo. E’ stato già venduto in più di quindici territori stranieri e richiesto da numerosi festival internazionali.

La preparazione ed il cast
Una delle sfide più rischiose del film è stata quella di ricreare in maniera credibile un intero collegio di bambini non vedenti di dieci anni. Molto spesso il cinema ha tentato di avvicinarsi alla cecità. In questo caso il numero dei protagonisti, e la loro età, ponevano una difficoltà ancora maggiore.
Nel corso di un anno gli autori hanno cercato nelle sedi delle associazioni di non vedenti di tutta Italia i bambini in grado di interpretare il gruppo degli amici di Mirco.
La loro volontà era quella di offrire a dei veri ragazzini non vedenti, spesso emarginati nella vita reale, l’opportunità di essere per una volta protagonisti. E’ stata una ricerca appassionante che ha coinvolto la direzione nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e lo stesso nuovo Istituto Chiossone di Genova, dove la storia ha avuto luogo nella realtà. Il risultato è stata la scoperta di veri e propri talenti, dove la disabilità visiva viene compensata da una straordinaria sensibilità e voglia di affermazione.
Per preparare il resto del cast di minori alla cecità, prima delle riprese del film è stato organizzato a Genova un training speciale di un mese che, con l’ausilio di educatori specializzati, ha messo a confronto i piccoli attori vedenti con un mondo nuovo e completamente insospettato. Per la prima volta sono stati i bambini ciechi ad insegnare ai vedenti qualcosa che da soli non avrebbero mai saputo fare: come mangiare, come vestirsi, come camminare, come vivere la propria vita quotidiana senza l’ausilio della vista.
E’ così che è venuto fuori il gruppo di protagonisti del film Luca Capriotti, toscano, che nel film interpreta Mirco; Felice (Simone Gullì, torinese), il suo amico del cuore, ingenuo e sognatore; Valerio (Andrea Gussoni, reduce da una prima esperienza nel film "Agata e la Tempesta" di Silvio Soldini), il ragazzino prepotente e aggressivo; Mario (Alessandro Fiori), il suo braccio destro; Giacomo (Michele Iorio), un irresistibile scugnizzo napoletano completamente albino; Davide (Francesco Campobasso), il ragazzo più lento, vittima di tutti. Un gruppo che durante l’esperienza della preparazione e riprese del film ha sviluppato quella coesione che è stata il segreto della loro naturalezza.
Fra gli attori adulti un ruolo particolare ha Paolo Sassanelli che interpreta il personaggio di Don Giulio, un prete di provincia che capisce e sostiene per primo il talento del piccolo Mirco. Volto noto del teatro e del cinema indipendente di qualità, Paolo Sassanelli annovera fra i suoi numerosi lavori" Colpo di Luna" di Alberto Simone, "La Capagira" di Alessandro Piva, "Matrimoni" di Cristina Comencini, "Ora o Mai Più" di Lucio Pellegrini, "A Domani" di Gianni Zanasi. Marco Cocci, icona giovanile in "Ovosodo" di Paolo Virzì dove interpretava il giovane rasta ribelle di estrazione borghese, negli anni ha alternato la sua carriera di cantante con il gruppo "Malfunk" a quella di attore in film come "Prima Dammi un Bacio" accanto a Stefania Rocca e Luca Zingaretti o di presentatore per la trasmissione "Brand New" su MTV. Qui interpreta Ettore, lo studente cieco che prende Mirco sotto la sua ala protettrice, mobilitando la città in suo favore quando viene espulso dal collegio.
Rosanna Gentile, attrice teatrale toscana, ha lavorato a lungo con la compagnia Mascara – Teatro Popolare d’Arte, che promuove spettacoli fra i carcerati e le fasce sociali disagiate. Nel film è la madre di Mirco, costretta a confrontarsi con questo dramma inaspettato.

Le locations
Le ambientazioni del film sono divise fra la Toscana e Genova.
Per ricreare la maestosità e i grandi spazi di un collegio della fine degli anni sessanta si è scelta l’imponente struttura dell’ex Albergo dei poveri a Genova. Il complesso, con la sua aria monumentale ma allo stesso tempo polverosa e fatiscente, è riuscito a rendere l’idea di uno spazio “più grande” dei bambini ciechi che lo abitavano, una dimensione che incutesse rispetto anche a chi non era in grado di percepirla direttamente con la vista. All’interno dell’enorme costruzione è stato creato un vero e proprio centro di produzione dove sono stati ricostruiti la maggior parte degli ambienti del film: le enormi camerate, le cucine, la sala mensa, i giardini interni.
Le riprese della Toscana degli anni settanta sono state effettuate nella zona del comune di Peccioli (Pisa) vicino a Lari il paese dove la vera vicenda ha avuto luogo.

Il suono
Essendo uno degli elementi centrali della storia, il suono del film non poteva non essere oggetto di una particolare ricerca creativa e tecnica. L’impianto sonoro della produzione è stato creato da un gruppo di sound design fin dalle prime fasi della lavorazione e coordinato dallo stesso Mirco Mencacci. Per la prima volta la figura del rumorista non ha fornito un semplice arricchimento del film finito, ma un apporto creativo per tutto il periodo della produzione. Già durante la revisione della sceneggiatura e nel corso delle riprese i rumoristi hanno ideato le atmosfere sonore che avrebbero guidato il piccolo protagonista all’interno del suo nuovo mondo di oscurità e hanno creato i rumori che lui e i suoi amici avrebbero raccolto per le loro “favole sonore”. Il passo successivo è stato insegnare ai bambini protagonisti come riprodurre dal vero questi rumori. Tutti loro si sono trasformati improvvisamente in piccoli rumoristi in erba, esplorando oggetti, materiali, forme, fino ad arrivare a dare loro stessi consigli ed idee. Per molti di loro la finzione si è andata trasformandosi in
realtà.

L'istututo Chiossono oggi
Dopo le vicende dell’occupazione che lo videro protagonista nei primi anni ’70, il Chiossone divenne uno dei primi istituiti per ciechi in Italia che realizzò l’integrazione di tutti i bambini e ragazzi nella scuola ordinaria, anticipando le leggi di riforma. Negli anni successivi, si riconvertì in un centro specialistico di consulenza e supporto alla scuola e ai genitori. E’ così che è divenuto quello che è oggi a Genova: un centro di eccellenza nazionale per i disabili visivi, che ha reso effettivo, attraverso il servizio sanitario nazionale, il diritto dei ciechi e degli ipovedenti a interventi personalizzati di riabilitazione per tutte le età: dai neonati agli anziani e in qualsiasi condizione di handicap, anche associato ad altre disabilità. Raccontare l’episodio di lotta e “rottura” del 1971 significa far riflettere sulla realtà di oggi come frutto di un processo storico; significa sottolineare come il progresso sociale e civile è frutto di battaglie, conquiste e sacrifici che, se guardiamo avanti, forse non sono finiti.

08/03/2007

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