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Note di regia del film "La Grata"


Note di regia del film
Dichiarazione di Fabio Morichini
"La Grata" nasce più o meno dopo l'uscita del mio primo lungometraggio, "Bios". Vedere che quella storia, girata con mezzi di fortuna, montata con un software freeware, doppiata alla meno peggio, emozionava le sale dove veniva proiettata, mi confortava nell'idea che forse è arrivato il momento di progettare un luteranesimo del cinema. Il cinema ufficiale, con i suoi tempi lunghissimi, coi suoi soldi, col suo linguaggio obsoleto nell'era di Youtube, con le sue patinature fotografiche, i campi-controcampi-masterone, i suoi carrelli oliati che scivolano su musichette strappalacrime, riesce ancora ad intrattenere, ma ha perduto la sua anima, la sua prerogativa di prodotto artistico. Il cinema italiano ancora di più. Per questioni burocratiche ed economiche non può permettersi di sperimentare, praticamente è cinema di corte. Volevo divertirmi a realizzare un film senza progetto, senza sceneggiatura. Così ho scritto soltanto la struttura e insieme a Matteo Sapio ho cominciato a girarla. Ne "La Grata" ci si ritrovano pezzi di Marcuse, Kafka, Buzzati; tematiche sul cinema, come viene fatto o pensato, e uno sguardo neanche troppo amaro, forse soltanto distaccato, su questa Italietta, piena di buoni propositi e di pessimi cittadini. Lo sguardo di cui sopra appartiene alle mosche, insetti presenti ovunque ci sia immondizia e nel film, Roma, ne è completamente invasa. "La Grata" tratta anche la tematica del fine vita. Chi cerca riferimenti ai fatti di cronaca può anche lasciar perdere: non intendevamo entrare nella curva sud vs curva nord della bioetica. Questi temi hanno bisogno di un dibattito serio e sofferto e il clima da rissa che si era creato ci faceva paura e ribrezzo. Noi odiamo i film che "vogliono far prendere coscienza": la coscienza si ha o non si ha. E odiamo vedere i morti, con tutta la loro scia di dolori reali che si portano dietro, esser trasformati in personaggi da sgranocchiare insieme ai popcorn. E’ illecito. Ritornando al film, spero davvero che questo tentativo, per quanto rigorosamente sgangherato, possa far venire voglia a qualcun altro di fare meglio. Il digitale è democratico davvero."

Dichiarazione di Matteo Sapio
Dopo aver finito "Bios, "che effettivamente non ha mai avuto una versione definitiva, ci siamo resi conto che il livello tecnico delle nostre produzioni (ogni scena del film può essere considerata una produzione a sé, cambiando attori, situazioni e collaboratori di volta in volta) aumentava progressivamente. Partendo da zero, i progressi sono più evidenti. "La Grata" nasce dall'esigenza di continuare a sperimentare imparando. Fabio ha deciso di cominciare a girare senza sceneggiatura, lavorando idea per idea. La cosa più bella, e che noi sinceramente ci aspettavamo, è stato il coinvolgimento volontario di tanti professionisti: dalla fotografia agli effetti speciali, al tecnico del suono che si è occupato del missaggio audio (che poi alla fine fa la vera differenza tra un prodotto amatoriale inguardabile e uno guardabile). L'idea che questa strana coppia formata da un “anziano” e un “giovane” vestito male sia riuscita a creare qualcosa di concreto, di fattivo, trascinandosi delle professionalità in carriera o addirittura creandone di nuove da zero, è forse la più grande soddisfazione che questa avventura ci ha dato.

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