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Note di regia del film "Matrimoni e Altri Disastri"


Note di regia del film
"Matrimoni e Altri Disastri" è una commedia, sofisticata ma semplice, che racconta i nostri giorni con ironia, levità, poesia, e, perché no? anche con un po’di felino sarcasmo.
L’ispirazione è la commedia, dalla classica americana degli anni Cinquanta e Sessanta a quella europea contemporanea.
"Matrimoni e Altri Disastri" è il racconto di un tragicomico mese di preparazione di un matrimonio, ma è, soprattutto, il racconto di un mondo di donne e uomini che si cercano senza capirsi, personaggi fatti di contraddizioni, vivaci e timidi, arroganti e teneri, arrampicatori e romantici, repressi e creativi, imbranati e teutonici, narcisisti e autoironici, tutti vulcanici e spesso involontariamente comici… un’umanità spaesata e allegra in cerca di una direzione, di un futuro. Allo stesso tempo il film è, però, anche una critica affettuosa ad una certa ricca borghesia, chiusa ed auto-referenziale, classista anche quando si dichiara democratica, che si vedrà costretta dagli eventi a reinventarsi, a confrontarsi con la diversità e ad aprirsi al mutamento.
Quello che mi spinge a raccontare questa storia è il desiderio di irridere alle barriere ideologiche, sociali e culturali, che impediscono alla società di avanzare in direzione di un vitale sincretismo, e insieme la voglia di divertire il pubblico con cultura, leggerezza e fantasia.
Il matrimonio del titolo, quello tra Alessandro (Volo) e Beatrice (Inaudi), viene assurdamente affidata all’ultra-single Nanà (Buy), allergica alle cerimonie nuziali, ed all’odiato futuro genero: da qui si dipanerà una serie irresistibile di esilaranti situazioni e colpi di scena. Lo svelamento di foschi segreti riguardanti la famiglia, la scoperta da parte di Nanà dell’amore consumato tra la sorella Beatrice e lo scrittore Bauer, porteranno Nanà ad aprire gli occhi sulla propria condizione e a desiderare di cambiarla…
Durante la preparazione di questo matrimonio si vedranno intellettuali sessantenni perdutamente innamorati di trentenni, quarantenni single e misantrope innamorarsi di tecnologici venticinquenni, famiglie allargate in cui la coppia genitoriale in realtà è un terzetto, tipi umani che dovrebbero odiarsi diventare grandi amici, apparenti grandi amori, che dati i presupposti dovrebbero dimostrarsi finti, rivelarsi genuini, avidi arrampicatori, che dovrebbero confermarsi cinici, dimostrarsi ingenui e romantici, intellettuali progressisti, che dovrebbero essere aperti alle diversità, dimostrarsi chiusi impauriti e conservatori, per poi nuovamente riscoprirsi confusi e curiosi... Non esistono in questa storia finali chiusi per i personaggi, la regia suggerisce direzioni, traiettorie, non vuol stigmatizzare epiloghi sicuri. Il futuro è aperto.
Comunque una certezza c’è: se avevate dubbi estingueteli pure, il matrimonio citato nel titolo, quello tra Alessandro e Beatrice, si fa. Il film è circolare, parte proprio da lì, dalla cerimonia in chiesa, e con la festa si conclude.
Credo che quello lo spettatore si chiederà, dopo aver assistito a questo entropico girotondo, sia: ma com’è possibile che le cose siano al tempo stesso giuste e sbagliate, o comunque come può essere che vadano bene e male al tempo stesso?
Quello che noi uomini comuni spesso non capiamo, a mio modesto avviso, è proprio la natura a volte fraudolenta della vita, questo suo essere una strana somma tra la necessità che governa alcune nostre azioni, il codice morale di ognuno di noi che guida verso un mondo più giusto, la contraddizione tra queste due cose, (quando mai le persone conducono una vita senza contraddizioni tra quello che dicono e quello che fanno?), il caso, che, comunque, fa la sua parte, e le regole sociali che giocano il loro ruolo e che, comunque, mutano col mutare dei tempi. E allora cosa resta da fare all’uomo per cercare in qualche modo di indirizzare la propria vita? Per sentirsi artefice della propria esistenza?
Forse ciò che si può fare è solo cercare di metterci dentro quello che di più genuino e puro si sente e prova, il risultato non ci è dato di conoscerlo, ma le emozioni sì, quelle vere, aiutano. E questo è ciò di cui si narra in "Matrimoni e Altri Disastri".

Nina di Majo

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