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Francesco Del Grosso "Il racconto del lato umano di Ago"


Il 21 novembre uscirà in dvd con "Il Corriere dello Sport" il documentario "11 metri" che ritrae la figura di Agostino Di Bartolomei. Il regista ce ne parla in anteprima.


Francesco Del Grosso
Quando il produttore Daniele Esposito ti ha proposto il progetto, la presenza della famiglia Di Bartolomei era già confermata o avete dovuto convincere moglie e figli?
Tra Daniele e Marisa, la moglie di Agostino, c'era stata solo una prima chiaccherata a Castellabate.
Lui aveva visto i miei lavori precedenti, ma quando venne a propormi il progetto, inizilamente rifiutai perchè mi sembrava si richiedesse uno sforzo che a me non interessava, quello di raccontare il calciatore.
Quando ho capito che in realtà mi aveva cercato per fare esattamente il contrario, dopo essermi documentato ho accettato.
Ad un mese da questa telefonata, avvenuta nel 2009 dopo l'uscita a Venezia di "Negli occhi", sono partito per Castellabate con Daniele. Ci sono voluti cinque minuti, Marisa mi ha guardato negli occhi e ha capito che poteva fidarsi.
Non è stata la stessa cosa con Luca che inizialmente aveva quasi un rigetto, deluso da come la televisione in passato aveva trattato l'argomento e stanco di parlare dopo aver scritto la prefazione al libro "L'ultima partita" di Salerno e Bianconi.
Poi è scatatto qualcosa, forse ha parlato con la madre, ci ha detto "si" e da quel momento non ci ha più mollato.

Se non avessi avuto la presenza di Luca, l'avresti girato lo stesso?
No. Avevo comunque Gianmarco, l'altro figlio, cresciuto e amato da Agostino nonostante non fosse suo figlio naturale, però sapevo che alla base del film doveva esserci la famiglia.
Faceva parte del tipo di racconto corale che avevo in mente, che sarebbe dovuto partire dal lato privato e intimo. Con lui non è mai stata una questione di fiducia, ma solo un fatto di pudore. Non è mai stato invasivo e non ha voluto vedere il film fino al Festival di Roma.

Oltre alle interviste c'è molto materiale d'archivio di vario genere. Come ti sei organizzato con il lavoro?
Venivo da quattro co-regie, ed ero abituato alla ripartizione dei compiti, qui invece dopo diversi anni tornavo a dover gestire tutto l'aspetto tecnico. Prima di tutto ho raccolto i materiali d'archivio per un totale di 70 ore, tra teche Rai, immagini private, e repertorio della Fifa. A quel punto c'era da capire come far sposare quel materiale con quello che volevo girare e ho cercato di far adattare la regia a ciò che avevo selezionato.
Il racconto corale viene costruito sulle interviste giornalistiche con Agostino protagonista, e dovevo cercare un taglio più cinematografico.
Nelle 150 ore di riprese si è inserita anche la steadycam che crea un'immagine pulita e va a distaccarsi dalla "sporcizia" della camera nascosta, utilizzata invece per rendere le interviste più simili a delle confidenze.

Quello che affronti in "11 metri" è un viaggio nei luoghi e ancor più nella memoria. Ci sono stati dei "passeggeri" che avresti voluto con te, ma che hanno rifiutato per senso del pudore o carattere?
Secondo me era molto difficile ricevere dei rifiuti, e alcuni vivono un enoreme senso di colpa nei confronti di Agostino, perchè magari gli sono stati vicini a lungo ma non hanno saputo capirlo nel momento più duro.
Altri invece hanno fatto di tutto per esserci, come Righetti che è venuto in macchina fino a Roma per fare l'intervista o il Milan che con Baresi e Tassotti si è messo subito a disposizione. Forse l'unica persona che è mancata, perchè avrebbe dato un tocco in più era Ancelotti.

Nel finale c'è un bellissimo faccia a faccia a distanza tra Marisa e Luca, a cui non hai voluto aggiungere la musica, lasciandolo arrivare allo spettatore come crudo e spiazzante. Come mai?
Nel film la musica ci doveva essere per accompagnare alcune immagini,ma penso diventi inutile sottolineare con le note elementi che hanno già una potenza. Avrei rovinato tutto, e mi permetto di aggiungere la totale assenza di immagini di telegiornali, del funerale, di lacrime.

Pur parlando di un calciatore, non è un film sul calcio. Che tipo di spettatore ti auguri possa acquistare il dvd?
Sarò scontato ma dico tutti e di qualsiasi generazione, perchè il film invita alla catarsi e all'immedesimazione. Dico una cosa estrema, chiunque, anche la persona più felice, forse ha avuto un pensiero di quel tipo in un momento di difficoltà e chiunque ha vissuto momenti di depressione in cui le cose importanti si sono andate a infrangere.
In realtà racconto la storia di un uomo come tanti, un romano, ed è importante e giusto che lo vedano i tifosi, anche di fede calcistica differente, ma anche i non tifosi, soprattutto le giovani leve che hanno sentito inevitabilmente parlare di Agostino. Attualmente la migliore distribuzione che si può avere è un quotidiano, perchè hai a disposizione un veicolo commerciale che ha tantissimi punti di vendita e i lettori fidelizzati.
Il lato calcistico è poi innegabile, quindi quale miglior distribuzione se non "Il Corriere dello Sport".

19/11/2011, 10:00

Antonio Capellupo

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