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"Confini è parte di una progettualità più ampia"


Intervista a Fabrizio Albertini, vincitore con "Confini" del Premio CinemaItaliano.info al Piemonte Movie gLocal Film Festival 2012


Come sei arrivato all'esperienza di "Confini", quali le tue esperienze precedenti nel campo cinematografico?
Fabrizio Albertini:
Confini è il mio lavoro di diploma presso il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Lugano. Questo documentario nasce in realtà all’interno di una progettualità più ampia. Da gennaio 2011 mi occupo, insieme a Marco Morana e Federico Gnesini, della scrittura di un lungometraggio di finzione dal titolo “Confini”, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma di cui gli altri due sceneggiatori sono studenti. La storia che racconta questo lungometraggio è ambientata a ridosso del confine Italo-Svizzero, tra Ticino e Verbano, in cui “Confini”, il documentario breve, ha lo scopo di esplorare la territorialità del frontaliere protagonista del progetto di finzione. Per quanto riguarda le mie precedenti esperienze cinematografiche sono quasi esclusivamente legate al percorso accademico terminato da pochi mesi. Ho prodotto, sempre come regia e sempre con l’accademia CISA Pio Bordoni di Lugano, tre cortometraggi di “esercizio” (Mi ricordo di Francesco 2009; A proposito dell’amore 2010; Fratelli 2010).

L'idea del documentario come nasce? Come hai scelto le storie da raccontare?
Fabrizio Albertini:
Il documentario parte dal luogo comune che fa di un lavoratore un frontaliere: la strada che percorre ogni giorno, la dogana e la propria automobile, dove, senza mai scendere, si è discusso sul senso del confine da un’idea più materiale ad una più ideale. Ho trovato interessante raccontare la dinamica in automobile dal momento in cui si è frontalieri e dal momento in cui si attraversa il confine. Fin da subito, dalla dogana, ogni frontaliere si confronta con un cambiamento di linguaggi, a partire dalla strada fino ad arrivare al posto di lavoro. Così è nata l’idea di “Confini”: una raccolta di frammenti, riflessioni, chiacchere a bordo delle loro automobili; un viaggio come autostoppisti. “Confini” racconta quattro storie di frontalieri: Antonio Locatelli, rappresentante sindacale dei frontalieri, che ne descrive il frontalierato; Simone Ferrari e Sara Arizzoli che vivono diversamente l’essere frontaliere in funzione anche del denaro; e l’autore, o per essere più precisi, il mio ricordo di frontaliere quando all’età di vent'anni lavorai oltre frontiera.

"Confini" ha una identità stilistica lineare ma chiara, con l'uso del bianco e nero e un montaggio efficace: come hai lavorato sul campo (nelle macchine), con chi? 
Fabrizio Albertini:
Il documentario è ambientato interamente all’interno delle loro automobili. Essendo lo spazio ridotto la troupe è stata composta da me (che mi sono occupato dal suono, al montaggio alla postproduzione) e Lorenzo Duca (direttore della fotografia). Con Lorenzo ho concordato una serie molto ridotta di tipi di inquadratura. L’immagine doveva cercare di raccontare al meglio sia un certo contatto fisico con il frontaliere, sia metterlo in relazione con il paesaggio e la strada fuori dal finestrino. “Confini” stilisticamente descrive il rapporto tra l’interno della macchina e l’esterno così come nelle tematiche tra l’Italia e la Svizzera.

Quali i tuoi prossimi progetti?
Fabrizio Albertini:
Attualmente continua lo sviluppo, in scrittura, del lungometraggio “Confini”. Allo stesso tempo mi sto dedicando ad un progetto di documentario, lungometraggio, ispirato ad una mia serie fotografica scattata a New York nell’agosto 2011. Altri progetti sono in via di sviluppo sia in campo audiovisivo che fotografico.

14/03/2012, 09:00

Carlo Griseri

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