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TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE - Dal 13 al cinema


Tutto tutto niente niente: la comicità plastica sull’Italia di Antonio Albanese. Esce in settecento copie, distribuito da 01 e prodotto da Fandango.


TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE - Dal 13 al cinema
Fabrizio Bentivoglio e Antonio Albanese in "Tutto tutto niente niente"
La caduta del governo, di cui si parla in questi giorni, è in realtà una strategia promozionale del film: un lavoro ben svolto dall’ufficio stampa per promuovere "Tutto tutto niente niente". Così Antonio Albanese analizza la contemporaneità socio-politica della pellicola diretta da Giulio Manfredonia e le sue maschere: il politico corrotto e sessista Cetto, lo scafista secessionista e razzista Olfo e il bamboccione, religioso e psichedelico Frengo.

In un’affollata e insolita conferenza stampa, moderata da Enrico Magrelli, Albanese, uno e trino, ha però sottolineato che, pur trattandosi di un film politico (ma non in senso totalizzante del termine altrimenti, come ha in modo ironico precisato, ci sarebbero dovuti esserci dei draghi) è essenzialmente una pellicola comica. “L’idea era quella di andare avanti dopo Qualunquemente: continuare con quella comicità sviluppando più ritmi in modo da assemblare tre personaggi con caratteri diversi. Volevo fare un film comico che ho scritto un anno e mezzo fa. Mi divertiva l’idea di ribaltare il passaggio dal carcere al Parlamento e volevo puntare sul movimento fisico e sulla risata”.

La grande storia d’amore di cui parla questo film, come ha dichiarato nel corso dell’intervista rilasciata a Fabio Fazio nel programma Che tempo che fa, è in realtà una storia d’amore per l’Italia: un abbraccio.

Non è un sequel di "Qualunquemente", ma nel bene e nel male, come ha precisato il regista Giulio Manfredonia, non può essere un film tout court simile al precedente perché allargato a tre mondi, tre parti d’Italia, pieno di invenzioni. Ambizioso (vedi la presenza del Parlamento), rischioso, coraggioso, più difficile da realizzare e molto legato al fondamentale sostegno tecnico-artistico della squadra.

Nel cast, infatti, compaiono figure di rilievo del cinema e del teatro italiano, come Paolo Villaggio, Lunetta Savino, Lorenza Indovina e Fabrizio Bentivoglio. Quest’ultimo ha costruito l’emblematico e oscuro Sottosegretario ispirandosi al teatro di Bertolt Brecht e al cabaret per renderlo alla pari delle maschere di Albanese, che attingono invece dalla realtà.

L’idea, infine, delle primarie, assenti nel film, ma utilizzate come vere ed efficaci strategie promozionali, è nata, come ha reso noto il produttore Procacci, quando nel centro-sinistra sono diventate una realtà: anche in questa pellicola, come nella precedente, la realtà si è attaccata al film, dove i fatti raccontati coincidono con eventi politici.

Se il progetto cinematografico è stato sostenuto da Procacci per la capacità della comicità di trattare la malapolitica, Albanese è fortemente convinto che con essa si possano tamponare le crisi attuali: toglierla ed eliminarla renderebbe tutti più deboli.

11/12/2012, 10:54

Alessandra Alfonsi

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