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Note di regia di "Se io fossi acqua"


Note di regia di
Se io fossi acqua è un documentario ambientato nella valle del torrente Pignone, in Val di Vara, nello Spezzino (Liguria). Il contesto principale di questo documentario è rappresentato da questa piccola valle appenninica. Il documentario, le cui riprese sono durate più di 10 mesi, si struttura in tre fasi . Nella prima, i volti e le parole degli abitanti raccontano l’evento alluvionale del 25 ottobre 2011, il tutto utilizzando immagini dell’evento ed il girato nei giorni successivi. I racconti si intrecciano iniziando a dare una forma collettiva ai temi tocc ati: la solidarietà, il bene comune, gli spazi pubblici, la convivenza civile. In poche parole, l’individuo diventa comunità caratterizzandosi come coscienza di luogo . Questo processo viene raccontato nella fase centrale del documentario e diventerà festa nella terza ed ultima parte dello stesso. Un percorso narrativo che parte dal dramma per arrivare alla rinascita attraverso le emozioni e i valori di una comunità. Il punto di vista degli autori è stato quello di lasciare naturalità al racconto delle per sone, la camera non è mai invadente ma compagna rispettosa di “ chiacchierate ”, in modo da lasciare che la narrazione respiri il più possibile e non perda quella genuinità vera e profonda che contraddistingue gli abitanti di quei luoghi. Gli autori hanno c ercato di porsi come osservatori invisibili che seguono la narrazione. Tutto questo è stato possibile fino agli ultimi giorni di ripresa, quando la comunità ha riconosciuto gli autori del documentario cittadini di quella vallata: né è nata una simbiosi ris contrabile nelle riprese della festa degli orti .

Durante le interviste, a livello di scelta di temi ed inquadrature, la sce lta autoriale è stata più netta, comunque volta alla funzionalità del documentario che è quella di scoprire il personaggio e la storia che lo caratterizza. La camera ha inquadrato il protagonista in modo ravvicinato, ma al tempo stesso rispettoso dei momen ti d’intimità che ha deciso di concedersi nel suo speciale rapporto con i luoghi e le storie raccontate. Si è scelto di non usare voice - over, ma di lasciare che fossero i racconti, i visi e i luoghi a condurre lo spettatore lungo questa “ camminata ” narrata . Il racconto non è fine a se stesso, non è uno sguardo solo su un evento, ma un interscambio emotivo tra gli autori, le persone e il territorio esplorato. Il dramma non è raccontato in modo giornalistico, non si limita a vedere solo cosa è successo. Quei momenti non sono solo mostrati, ma sono raccontati con emozionalità e partecipazione. Non c’è volontà di stupire, spettacolarizzando il dramma, ma la voglia e la necessità di narrare la memoria attraverso gli occhi e il racconto di chi ha vissuto quei mome nti. Il documentario racconta, camminando idealmente insieme allo spettatore che diventa compagno di viaggio, un percorso che passa attraverso la memoria, le emozioni, i valori, l’attaccamento alla terra, la coscienza di luogo e diventa uno spaccato di vit a naturale e profonda, dove ritrovare valori antichi. Si è cercato di fare una scelta di fotografia volta a valorizzare il “ carattere ” dell’ambiente in cui il documentario si svolge. Grande importanza è stata data all’audio ambientale, facendo risaltare i veri suoni della valle ed i suoi “ silenzi ”, che accompagnano la struttura narrativa nei momenti più riflessivi.

Massimo Bondielli

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