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CANNES 67 - Incompresa di Asia Argento: un film non riuscito


CANNES 67 - Incompresa di Asia Argento: un film non riuscito
Incompresa, terzo lungometraggio di Asia Argento, ha concluso la programmazione di Un Certain regard, la sezione più importante di Cannes dopo il Concorso Internazionale.
Diciannove i film in lizza con soggetti che andavano dalle storie sentimentali, a quelle sociali, etnografiche e western. Il livello cinematografico è stato buono e non vi sono state cadute stilistiche. Hanno impressionato e sono piaciuti: Party Girl, Turist, The Disappearance of Eleonor Rigby, The Salt of the Earth, Xenia ed altri.

Incompresa è un film non riuscito, per una regia narcisistica e incongruente, per la frantumazione narrativa, per i toni di isterismo cronico in particolare nei personaggi adulti lungo tutto la pellicola senza motivi plausibili, e per una recitazione talvolta approssimata. Il rapporto con il lungometraggio di Luigi Comencini del 1966 si ferma al titolo. Asia lo ha visto diverse volte ed è tutto qua. Che sia autobiografico oppure no, non interessa più di quel tanto!

Incompresa, ambientato nel 1984 e prodotto da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside con Rai Cinema, in co-produzione con Paradis Films e Orange Studio è stato girato tra Roma e Torino e con nel cast anche Max Gazzè e Gianmarco Tognazzi.

La protagonista, Giulia Salerno, ragazzina di 9 anni simpatica e filiforma a puntino nel proprio ruolo, è vittima di genitori schizzati ed egocentrici. La famiglia nella quale, alloggia è allo sfascio. Le altre sorelle o sorellastre, Donatina e Lucrezia sono caratteriali. Il divorzio dei due inetti genitori: lei pianista, lui vagamente attore, è per la piccola Aria un sollievo. Ben presto si emancipa e fa il proprio comodo a casa e anche a scuola. Sovente, quando il padre violento e ridicolarmente superstizioso o la madre, che cambia spesso amante (una poco credibile Charlotte Gainsburg), sono stufi di lei, la cacciano. Aria, allora, va da una casa all’altra, di giorno o di notte, con sottobraccio una gabbietta dove c’è Dac il suo amato gatto nero e unico vero amico. La regista non mostra nessuna simpatia per il proprio personaggio e ciò è la vera incomprensione.

23/05/2014, 15:01

Martine Cristofoli

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