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Note di regia di "Incompresa"


Note di regia di
“Tornando a casa, troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini.” (Papa Giovanni XXIII)

Questo film ha la forma di un album dei ricordi. Come aprire una raccolta di fotografie vecchie di vent'anni e sfogliarle una a una, e guardare quella luce morbida e soffusa che sanno avere le giornate di maggio, in cui il sole sembra non dover tramontare mai. Incompresa è un testo che narra di una soggettività imperante e radicale, quella di una bambina di nove anni. Ho cercato nella mia infanzia per costruire la sua, è per questo che ho ambientato il film negli anni Ottanta, quando anche io ero bambina.

Nella storia riecheggiano i due elementi bergmaniani della fiaba e del romanzo di formazione; una formazione, tuttavia, impossibile, poiché lì dove nel classico bildungsroman il bambino deve essere traghettato nell'età adulta, attorno alla nostra protagonista il mondo degli adulti è un po' tragedia e un po' farsa. Incompresa quindi si dà come un romanzo di formazione al contrario, in cui sono sopratutto gli adulti che necessitano di essere formati, o forse de-­‐formati, destrutturati. È della loro corazza di adulti che dovrebbero liberarsi e tornare a essere bambini, qualche volta.

Se a Bergman ho “rubato” le strutture drammaturgiche è a Truffaut -­‐ da I quattrocento colpi, per la precisione -­‐ che mi ispiro per ritrarre il rapporto della bambina con la città. Roma -­‐ come la Parigi di Antoine Doinel -­‐ è la foresta incantata in cui si realizzano fughe, in cui trova il senso della parola libertà. Girovagare nei quartieri della città da soli era un lusso che esisteva negli anni '80, noi della mia generazione lo ricordiamo bene, ma oggi si è completamente perso. Come dicevo all'inizio, vorrei che questo film avesse la forma di un album di ricordi, di Polaroid -­‐ è questo lo spunto a cui io e Nicola Pecorini, il direttore della fotografia, ci siamo ispirati.

Ricostruire quella sensazione che davano le tapparelle abbassate col pulviscolo atmosferico che danzava nell'aria. Riguardo la scenografia (Eugenia Di Napoli) e i costumi (Nicoletta Ercole), abbiamo cercato di evitare di fare un film “in costume”, ma qualcosa di realista, con dei tocchi minimali che ricordano l'epoca senza forzature. L'infanzia per me ricopre un ruolo fondamentale, era d’infanzia che del resto parlava anche il mio film precedente. Lo spettatore ideale di Incompresa è il bambino, non solo il giovane essere umano, ma il bambino che è in ognuno di noi. È a quella parte sacrosanta dell'individuo che ho voluto parlare; ciò che intendo è esattamente l'opposto del fanciullino pascoliano, il quale sembrava morto da sempre; a me interessa il bambino allegro, vivo e vibrante, curioso e un po' ingenuo, capace di comunicare, apprendere e divertirsi, quello che va salvato e custodito per tutta la vita, quello che va affascinato piuttosto che “erudito”. È al bambino nascosto dentro ogni adulto quello a cui mi rivolgo.

Asia Argento

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