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CANNES 69 - Alessandro Comodin


Intervista con col regista de "I tempi felici verranno presto" a Cannes nella Semaine de la Critique. In tutta tranquillità alla ricerca della distribuzione VIDEO


CANNES 69 - Alessandro Comodin
Alessandro Comodin
Occhiali da sole e maniche di camicia rimboccate, Alessandro Comodìn vive la sua partecipazione al Festival del Cinema di Cannes con estrema tranquillità come se il fatto che il suo I tempi felici verranno presto sia l’unico film italiano selezionato come proiezione speciale all’interno della Semaine de la Critique sia la cosa più naturale al mondo: “Ormai il più è fatto. Quello che spero è che questo passaggio a Cannes aiuti la distribuzione”.

Sicuramente non si può dire che la trama sia immediatamente accessibile. C’è un bosco, attorno al quale ruotano delle leggende. Ci sono tre storie di persone in fuga. Parallele ma più o meno slegate l’una dall’altra. Lo spettatore è alla continua ricerca di spiegazioni, del significato di simboli e allegorie, ma un senso univoco semplicemente non c’è.

“Quello che avevo ben chiaro erano le sensazioni che volevo trasmettere, il senso, di vuoto, di smarrimento, la paura del buio. Al di la di questo è sempre divertente vedere che le persone riescono a dare significati a cui neanche io avevo pensato. Voglio che lo spettatore debba affinare la sua percezione perché è importante anche saper guardare” dice il regista.

L’ambientazione è quella della sua infanzia, la lente è quella dell’occhio del bambino che non necessariamente deve essere razionale.

“Più togli le intenzioni più togli la razionalità e solo così ottieni qualcosa di vero. Per questo motivo do pochissime indicazioni quando faccio le riprese. Questo mi aiuta a lavorare in modo cinematografico ma allo stesso tempo documentario con persone che non sono attori professionisti”.

Persino il titolo è nato quasi per caso...

“È venuto fuori da una frase che mi ha detto un mio amico e ho sentito un’assonanza con quello che stavo raccontando, per questo l’ho scelto. Da un lato mi piaceva il fatto che fosse un titolo rassicurante, dall’altro che contrastasse con la storia, infine può avere anche un significato politico in un’epoca come questa dove sembra che tutto vada per il peggio ma i tempi felici verranno presto”.



13/05/2016, 18:15

Maria Teresa Squillaci

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