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"GOA The Land of Shiva" a Porto Torres


Il 14 aprile 2017, presso i locali del CSOA Pangea (ore 19:00) a Porto Torres (SS), verrà proiettato il documentario "Goa - the Land of Shiva" di Massimiliano Mazzotta. Il racconto di uno Stato - Goa - e delle sue caratteristiche. Un luogo ricco di specie endemiche, ma anche meta turistica per ciò che concerne la musica.
Goa però è anche uno dei maggiori estrattori di ferro al mondo, principale attività che caratterizza l'economia del posto. Attività dalle mille falle, fra immensi giri di danaro e falsazioni di dati sui danni recati all'ambiente.
Tutto ebbe inizio nel vicino 1955, quando Barone Ludovic Toeplitz, con il sostegno finanziario di Alessandro Vassallo, fondano la SESA (Sesa Goa Scambi Eonomici Società Anonima ) ed iniziano la loro ricerca di materiale ferroso all'interno dello stato indiano. Le miniere di Goa videro come una meta principale per le esportazioni il gruppo dei fratelli Riva: l'ecomostro dell'Ilva di Taranto.
Questo dato ci ha spinto sin da subito ad approfondire il caso per cercare quelle che possono essere le analogie e i punti di connessione fra le diverse realtà, e non può che risaltare all'occhio quello che più ci accomuna: il danno ambientale.

Per quel che riguarda Porto Torres e Taranto, si tratta di due fra i principali SIN (Siti d'Interesse Nazionale) presenti sul suolo italiano,due città caratterizzate dall'alto tasso tumorale dovuto all'inquinamento causato dall'emissione dei gas di produzione.
Dall'Italia all'India e dall'India all'Italia, ci siamo interessati alle ultime faccende riguardanti l'Ilva, e spulciando fra vari articoli siamo incappati in quelle che sono le ultime manifestazioni di interesse ad esso riguardanti.

Due magnati indiani, Saijan Jindal (presidente della Jindal South West) e Lakshin N. Mittal (presidente di ArcelorMittal, numero uno mondiale dell'acciaio), sono i contendenti che hanno presentato le offerte per l'acquisto dell'ex-gruppo Riva (sequestrata per inquinamento ambientale nel 2012). Le proposte dei due parrebbero allietare qualsiasi palato sulla questione della riduzione dell'impatto ambientale per far « tornare blu il cielo e pulita l'aria di Taranto» , con promesse sentite e risentite, fatte da chi negli anni ha creato il proprio arricchimento economico danneggiando chilometri di terre espropriate o acquistate per due spiccioli, che era possibile destinare all'allevamento, alla pastorizia o a qualsiasi altra fonte di ricchezza che potesse giovare chi l'abitava, e sicuramente non deturparla creando morte in tutto il circondario.

Promesse che paiono l'ennesima presa per il culo - si passi il termine - verso chi da anni subisce il male prodotto da questi mostri inquinanti e che lotta per chiuderli definitivamente chiedendo le dovute bonifiche. Bonifiche da sempre promesse e mai arrivate, fatte a slogan politico dal primo cittadino di turno, passate in cavalleria davanti all'evidente paura esercitata dai grossi giri economici che si nascondono dietro ai grossi poli industriali in questione.
Ecco perchè abbiamo deciso di presentarvi questo film, in compagnia dello stesso regista, non solo per creare un momento di scambio d'idee e di aggregazione, ma sopratutto per rilanciare il nostro più grande credo, che è quello volto alla BONIFICA e all'abbandono dell'industria, perchè riteniamo che quel che più conta è dire BASTA a chi continua a propinarci il brutto come il bello, che ci da disperazione e dolore e poi ci consola con dei posti lavorativi precari, dove niente è garantito.

12/04/2017, 12:08

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