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Note di regia di "A Spasso con i Fantasmi"


Note di regia di
Quando sono stato contattato dalla Fondazione Bersezio e mi è stato chiesto di provare a immaginare un documentario che, prendendo spunto dall’autobiografia di Vittorio Bersezio I miei tempi, raccontasse la Torino dell’800 e che fosse destinato ad un pubblico non specialistico e più ampio possibile, ho accettato la proposta senza esitazioni perché mi è sembrata subito una sfida bella e appassionante da molti punti di vista. Come costruire un film che avvicinasse un pubblico ampio a una tematica così specifica, come la Torino risorgimentale? Come “documentare” una realtà di più di cento anni fa, senza l’aiuto di costumi, ricostruzioni d’epoca, cavalli e carrozze, che sono gli strumenti a disposizione dei film di finzione? Come raccontare un passato di cui non esiste un repertorio di filmati, visto che il cinema nasce, ufficialmente, nel 1895, a fine secolo? La lettura de I miei tempi è stata una sorpresa: tolta la sottile patina del tempo, lasciata dall’uso di un italiano ottocentesco, il testo si è rivelato una formidabile miniera di storie e aneddoti e personaggi della Torino d’antan. Più ritratto ad ampio raggio di una città che racconto autobiografico, si è rivelato, oltretutto, condito da un tagliente senso dell’umorismo che evidentemente arrivava a Bersezio dalla lunga militanza nelle pagine dei giornali satirici dell’epoca. È stato istintivo contattare Giuseppe Culicchia, per chiedergli di condividere la sfida. Giuseppe ha scritto più di un libro dedicato alla nostra città, ha occhio acuto e senso dell’umorismo, poteva interessargli essere il narratore di una “Torino è la nostra città” ottocentesca? Il suo “Sì!” è stato, dal mio punto di vista, il tassello fondamentale per l’avvio del lavoro. Il primo pensiero è andato alle uniche immagini in movimento che esistevano in epoca risorgimentale: il pre-cinema delle lanterne magiche e le loro ombre. Le ombre si sono trasformate in fantasmi e i fantasmi hanno portato la notte, che è diventata quell’unica notte speciale in cui essi, una volta all’anno, appaiono per le strade e le piazze del centro storico. Costruito il racconto bisognava trovare il modo di filmarlo e soprattutto bisognava trovare immagini che restituissero l’intuizione narrativa di Culicchia: a saper guardare, la Torino dell’800 non è affatto totalmente scomparsa. Ha lasciato moltissime tracce di sé, basta saperle vedere. E il lavoro di regia è stato soprattutto questo: dare visibilità a queste tracce, portarle al centro dell’inquadratura, farle rivivere, anche solo per una notte, sullo schermo del cinema. Il risultato finale, nel continuo rimbalzare del racconto, tra il presente e le suggestioni del passato, ha finito per rivelarsi una sorta di inedita guida alla città e alla sua anima. Mi piace pensare che, nell’ipotetico paradiso degli scrittori, Vittorio Bersezio sogghigni compiaciuto nello scoprire che, scrivendo le sue memorie, aveva scritto, senza saperlo e con largo anticipo sui tempi, la prima Lonely Planet di Torino.

Enrico Verra

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