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LA DEA FORTUNA - Un triangolo che non si chiude


Ferzan Ozpetek torna a raccontare le vicissitudini di una coppia omosessuale logorata dal tempo. Cosa serve per tornare ad essere felici? Con Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, sara Ciocca, Edoardo Brandi, Barbara Alberti, Serra Yilmaz e Filippo Nigro. In sala da giovedì 19 con Warner Bros.


LA DEA FORTUNA - Un triangolo che non si chiude
"La Dea Fortuna" di Ferzan Ozpetek dal 19 in sala
La normalità di una coppia gay. Colpo di fulmine, passione, amore, vita in comune e poi insoddisfazione, raffreddamento, tradimento. Ebbene sì, una coppia omosessuale, come quella formata da Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo) arriva ad esaurirsi, come una normale, borghese, triste coppia etero.

Non serve a molto, o forse sì ma nel caso sarebbe una forzatura, l’arrivo di una cara amica o forse di più (Jasmine Trinca), madre single di due figli che lascia alla coppia la prole per potersi ricoverare per accertamenti su un male che potrebbe essere molto grave.

Ozpetek è bravo a mettere insieme un’orchestra ben affiatata ma, nel caso di "La Dea Fortuna", è lo spartito a sembrare sempre lo stesso. A cominciare con la protagonista gravemente ammalata (Allacciate le cinture? Le fate Ignoranti?) i caratteri e le situazioni del film di Ferzan Ozpetek sembrano molto spesso già visti e se anche il regista si trova a suo agio in quel contesto, questo film avrebbe avuto bisogno di un punto di vista nuovo e diverso, sfruttando sì il materiale che meglio gli si confà, ma dando una sferzata di energia per farlo muovere in altre direzioni.

E allora i soliti banchetti con la macchina da presa che gira intorno al tavolo, i soliti personaggi, con l’amica Serra Yilmaz che invece di parlare, ogni volta pontifica, con il gruppo di amici strani ma sinceri, talentuosi quanto caratteristici, sarebbero diventati il mezzo giusto per raccontare qualcosa di nuovo e non solo gli stessi paragrafi di un identico capitolo.

"La Dea Fortuna" è un film semplice, senza la pretesa di rivelare chissà cosa, che sarà però in grado di arrivare al grande pubblico con il suo messaggio leggero e popolare, un piccolo passo verso quell’apertura mentale degli italiani che sembra ancora parecchio lontana.

18/12/2019, 14:53

Stefano Amadio

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