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PIETRE D’INCIAMPO - Ultimo appuntamento il 19
novembre con la storia di Spartaco Pula


PIETRE D’INCIAMPO - Ultimo appuntamento il 19 novembre con la storia di Spartaco Pula
Si conclude con la storia di Spartaco Pula, vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, il ciclo di appuntamenti con “Pietre d’Inciampo”, la nuova docu-serie storica in 6 episodi ideata da Simona Ercolani e prodotta da Stand By Me. Nella puntata in onda giovedì 19 novembre, 2020 su Rai Storia alle ore 20:30, Annalena Benini, attraverso la pietra d’inciampo posata in via Ceprano 58 a Roma, ripercorre una delle esemplari storie di Resistenza e lotta antifascista che hanno visto uomini e donne sacrificare la vita durante l’occupazione nazifascista in Italia nei primi anni Quaranta del secolo scorso.

Spartaco Pula era un giovane verniciatore che lavorava nella bottega del fratello Italo e viveva nel quartiere di Centocelle insieme alla moglie Tecla e alle due figlie Angela e Benedetta. Quando, dopo l’Armistizio dell’8 settembre del 1943, Roma cadde in mano ai nazisti, Pula – che aveva combattuto in Grecia con l’Esercito Italiano – decise di entrare nella Resistenza e si unì al Gruppo di Azione Partigiana guidato dal fratello. Il quadrante in cui vivevano i due, che comprende i quartieri del Quadraro, di Centocelle e di Tor Pignattara, era cruciale per la Resistenza perché attraversato dalla via Casilina che portava al fronte di Cassino ed era percorsa quotidianamente da mezzi dell’esercito tedesco che tentavano di raggiungere la Linea Gustav. Insieme ai compagni di lotta, i fratelli Pula furono protagonisti di atti di sabotaggio e di requisizione di armi all’aeroporto di Centocelle, al Forte Casilino e allo stabilimento di armi Breda. Il 12 gennaio 1944 i due vennero arrestati durante una retata delle SS in piazza delle Camelie, portati poi in via Tasso dove furono torturati e in seguito incarcerati a Regina Coeli. Morirono entrambi nella strage delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

Nate dall’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, le pietre d’inciampo sono “sanpietrini” in ottone che segnano le abitazioni o i luoghi di lavoro di persone che sono state vittime della persecuzione nazifascita: ebrei, oppositori politici, militari, rom e sinti, omosessuali deportati nei campi di sterminio o giustiziati. Ciascuna di queste pietre, più di 1.300 solo in Italia, rappresenta e tramanda ai posteri una storia di discriminazione e crudeltà, di vite distrutte e di famiglie separate: in “Pietre d’Inciampo” la giornalista, editorialista e scrittrice Annalena Benini conduce il pubblico attraverso l’intimo racconto di sei storie emblematiche, ambientate a Milano, Livorno, Viterbo, Roma e Napoli, attraverso interviste ai famigliari, ricordi di famiglia come lettere e fotografie e ripercorrendo luoghi diventati simbolo della follia nazifascista, come il campo di Fossoli (MO), il binario 21 della Stazione Centrale e il carcere di San Vittore a Milano, le strade del ghetto ebraico di Roma.

Pietre d'Inciampo”, attraverso le testimonianze dei famigliari delle vittime e il contributo di storici, ricostruisce un’Italia ferita dal nazifascismo, divisa e complessa, attanagliata dalla paura e nello stesso tempo ricca di uomini e donne impegnati a combattere contro l’orrore e a offrire riparo e aiuto al prossimo, a costo anche della propria vita. “Pietre d'Inciampo”, tasselli di un puzzle che, da Nord a Sud, ci spinge a non dimenticare.

18/11/2020, 17:08
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