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Note di regia di "Buonacreanza"


Note di regia di
"Buonacreanza" nasce dall'idea di scioccare lo spettatore, stessa reazione ricevuta leggendo l'articolo di giornale.
L'intento del cortometraggio è denunciare quanto accaduto in Sicilia ma soprattutto osare nel raccontare un raccappricciante incontro romanzato tra un killer e un serial killer.
Una storia ai limiti dell'assurdo, mai più assurda della mentalità assassina e criminale presente sul territorio.
"La gente non moriva per mano di Dio" I clan perdono la dignità sostituendosi al Padre Eterno, esercitando la professione con rigorosa fede, etica e buone maniere, ovvero con Buona Creanza. Ma se un folle psicopatico, travestito da buon samaritano, entrasse a far parte del sistema cosa succederebbe? Se il crimine non ha paura del Padre Eterno sicuramente deve guardarsi le spalle da un insospettabile serial killer.
Un progetto che punta a sconvolgere lo spettatore, ma con ironia nera.
Un cortometraggio schifosamente grottesco dai toni colorati, leggeri e paradossali.
Così si registra "Buonacreanza", un macigno di malvagità neorealista in chiave grottesca ad omaggiare il grande cinema di Pietro Germi.
La macchina da presa addosso ai due personaggi senza mai perdere ogni minima reazione, emozione, eccitazione.
L'ambulanza, il teatro degli orrori dove vanno in scena i protagonisti.
Da lì, la macchina da presa non ne uscirà. L'asfissia, l'inquietudine, la paura, le assordanti sirene farranno ammalare lo spettatore che cadrà in un vortice di suspence e pathos per scoprire fin dove si spingeranno i protagonsti a bordo di un'insolita ambulanza.

Gianfranco Antacido

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