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L'ULTIMO PARADISO - Incontro con Scamarcio e Ricciardulli


Il film originale Netflix, diretto da Rocco Ricciardulli, in collaborazione con Mediaset sarà disponibile dal 5 febbraio sulla piattaforma streaming e vede l’attore pugliese anche nei panni di sceneggiatore e produttore. Nel cast anche Gaia Bermani Amaral, Antonio Gerardi e Valentina Cervi. Una produzione Lebowski e Silver Productions.


L'ULTIMO PARADISO - Incontro con Scamarcio e Ricciardulli
Il set di "L'Ultimo Paradiso" con Riccardo Scamarcio
Ispirato a un fatto realmente accaduto negli anni ’50 nel sud Italia “L’ultimo Paradiso”, il nuovo film di Rocco Ricciardulli, racconta una storia d’amore e di lotta di classe, di sfruttamento dei contadini da parte dei proprietari terrieri, di povertà e di un sud amaro e violento. Il regista ha spiegato durante la conferenza stampa di presentazione del film come ha affrontato il lavoro di scrittura insieme al protagonista Riccardo Scamarcio:

“Le dinamiche che vediamo nel film non sono poi così cambiate, sono cambiati gli “attori”, prima venivano sfruttati nei campi gli italiani ora gli extracomunitari, il caporalato ancora c’è nel sud anche se in maniera diversa ma molte risposte ancora mancano. Cinque, sei anni fa feci uno spettacolo che si chiama “Ammerika” dove raccontavo lo sfruttamento degli emigranti e in quel periodo mi accorsi che c’erano ancora delle persone che lavoravano nei campi a due euro l’ora vicino al paese dove sono nato in provincia di Matera. Quando ho proposto “L’ultimo Paradiso” a Riccardo l’avevo già portato in scena a teatro, dopo la prima stesura la sceneggiatura è totalmente cambiata, è ispirata a un fatto vero accaduto in Lucania che mi è stato raccontato da mia madre e che in un certo qual modo interessa anche la mia famiglia. Come spesso accade partendo da un evento realmente accaduto, però, siamo andati in un’altra direzione, in fase di scrittura con Riccardo la sera, anche dopo le riprese, abbiamo rimesso tutto in gioco e così è nata una storia che ricorda quell’evento ma è diventata un altro racconto”.

“La sceneggiatura è stata una sorta di work in progress”, ha spietato Riccardo Scamarcio, “che è continuato per tutto il tempo delle riprese. Per esempio, il finale del film noi lo abbiamo scritto dieci giorni prima di girarlo ed era completamente diverso dalla versione iniziale. Questo modo di lavorare comporta anche dei rischi ma decidendo anche di produrre il film mi sono fatto carico di questa responsabilità”.

Un film che ha riportato l’attore pugliese nei luoghi della sua infanzia, un progetto che ha scelto di interpretare e produrre per gli argomenti trattati sempre molto attuali:

“Ho apprezzato in questa storia due elementi fondamentali: il primo è lo sfruttamento, la disparità, la lotta di classe, il secondo mi interessava molto anche perché un pubblico molto vasto potrà riconoscersi, cioè la dinamica di chi vuole scappare via dal posto in cui vive e chi invece è andato via e ha questo senso di nostalgia delle proprie radici. Noi sappiamo che c’è un’altra Italia che vive in ogni parte del mondo, l’Italia è un Paese che ha prodotto un’emigrazione importante. Per me non è un ritorno alla mia terra perché non me ne sono mai andato, ho mantenuto un legame molto forte con i luoghi della mia infanzia e alcuni di questi li abbiamo utilizzati nel film. Essere produttore e interprete di un film, avere questa visione a 360°, è un privilegio, l’idea di base per me è quella di riuscire ad aprire un collegamento diretto tra la parte creativa e quella produttiva”.

02/02/2021, 18:34

Caterina Sabato

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