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Note di regia di "Ananda"


Note di regia di
"Ananda" è una mia personale ricerca verso una pace che probabilmente non troverò mai.
Un viaggio che mi ha portato dalla Sardegna fino alle pendici dell' Himalaya.
Una ricerca che non è finita con il ritorno a casa, ma è continuata per dieci lunghi anni in un viaggio doloroso che ha trovato la sua catarsi in un misto di sorrisi e lacrime, musica e immagini, divinità, saggi, antichi maestri e fantasmi.
Dieci anni che non sono comunque bastati a supplire a una mancanza gigantesca. A dimenticare una presenza che cammina sempre di fianco a me.
La mia prospettiva era di realizzare un film personale che elevasse il film documentario al di sopra del solito diario di viaggio turistico occidentale.
Nel film, "Ananda" non è lo stato di sublime delizia dell'induismo, ma una tribù di bambini eternamente gioiosi che hanno deciso di vivere liberamente. La ricerca di questa tribù inafferrabile costituisce l'asse apparente che traccia un viaggio attraverso l'India.
Prima che le immagini diventassero film è passato del tempo. Forse quello necessario a metabolizzare la sofferenza causata dalla scomparsa di mio fratello. Ananda è dunque un viaggio alla ricerca di me stesso, ma anche di mio fratello, che in un certo modo ritrovo nei visi dei bambini e nella loro gioiosa anarchia.
Il film mette in circolo uno sguardo e una fantasia fanciullesca e tra i tanti personaggi i bambini hanno una parte importante, perché è attraverso di loro che s’incarna la purezza d’animo con cui mi rivolgo al mondo.
A tal proposito "Ananda" è una specie d’isola che non c’è: da una parte vi si confessa
incredulità rispetto a miti e leggende, dall’altra la necessità di credervi.
Uno dei temi del film è anche questo. Si può pensare o essere convinti che gli Ananda non esistano, però anche se così fosse è bello poter credere il contrario.
Il tema del film è il ritorno a un’infanzia perduta, che però allo stesso tempo è sempre dentro di noi, fa parte della nostra vita e anche della nostra anima.
In un mondo dove viaggiare risulta sempre più complicato, dove vengono sconsigliati i contatti, le strette di mano, i baci e gli abbracci, un mondo dove cresce sempre di più la paura di non ritornare a giorni migliori e poi la sofferenza, che aumenta, e che si riflette nello sconforto e impotenza dei genitori di fronte a un problema così terribile e complicato, soprattutto per i bambini e il mondo dei giovani, "Ananda" è anche un regalo, che in un periodo così, aiuta e che spero sia di conforto per tutte le persone che lo vedranno. Non per dare una speranza o una falsa speranza illusoria, ma per spazzare via quel sentimento di paura, oppressione, fatalismo e disfattismo che è cresciuto sempre di più dentro di noi. Ritornare bambini, vedere il mondo con i loro occhi, quello che tutti vorremmo fare di nuovo, prima o poi, poter danzare dalla mattina alla sera, come gli abitanti di Malana. Il tutto in una terra lontana, piena di sorrisi e colori.

Stefano Deffenu

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